Alla ricerca delle carpe khoi

Immaginati di avere un grande prato davanti a casa tua e di consigliare al tuo ospite di visitare il lo stagno privato dove nuotano, tra l’altro, delle splendide carpe koi (lo so, per l’esempio potevo utilizzare anche altri soggetti, ma ho un debole per le carpe koi).

Nonostante tu sappia che lo stagno non è vicino, né molto visibile da casa, suggerisci all’ospite di fare due passi in giardino senza dare ulteriori indicazioni. Le possibilità che il tuo amico vada diritto al tuo stagno non sono molte e lui ci andrà poi solo se ne ha davvero voglia di fare un giro, se non ha fretta e il tempo è bello.

Se per andare allo stagno crei invece un percorso prestabilito, un viottolo di beole o di sassi o in terra battuta e metti qua e là un cespuglio di lavanda o di iperico e poi, che so, un giardino roccioso, un’aiuola di aromatiche o di piantine grasse, un’arnia, un rifugio per osmie (vedi foto sotto) e via inventando, permetterai al tuo ospite, non solo di godersi le bellezze del tuo giardino, ma anche di indirizzarlo dolcemente, secondo i tuoi tempi e le sue cadenze all’obbiettivo/stagno.

Fuor di metafora, se il prato è il tuo testo, il percorso per andare allo stagno è allora fatto non solo di parole e costruzione di parole, ma anche e soprattutto di punteggiatura. I segni di interpunzione, secondo il loro valore e il loro significato, hanno un potere altamente performante nel senso che il loro utilizzo consente di raggiungere, allo stesso tempo, diversi obbiettivi importanti nella scrittura: dare un senso a quello che si scrive (influenzando persino il tono espressivo della frase come la incisività o la morbidezza e la fluidità), di assegnare una velocità al flusso narrativo (accelerando o decelerando il ritmo del racconto), di permettere una scansione temporale in lettura assistendo il lettore (come leggesse uno spartito subliminale).

Sul prato ci potranno quindi essere infiniti percorsi voluti da chi lo ha progettato cui possono aggiungersi infiniti percorsi che il lettore può scegliere di praticare decidendo di non rispettare i sentieri tracciati dal padrone di casa. In ogni caso sarà pur sempre una scelta tra le tante possibili e che certamente non si avrebbero in un prato senza riferimenti o informazioni dove regnerebbe solo la casualità e l’improvvisazione.

Se in natura un prato simile è accettabile, in un giardino lo è meno e in un libro sconsigliabile. Senza la punteggiatura (o, come è più facile che si verifichi, con una punteggiatura errata) non solo andranno perse mille sfumature di senso, con il pericolo di fraintendimenti ed equivoci, ma la narrazione sarà piatta, uniforme e senza stile e, quel c’è di peggio, noiosa.