Punto per punto

La punteggiatura è uno strumento espressivo tanto potente quanto poco appariscente.

Mentre la parola, la frase ben costruita, il periodare studiato è percepibile immediatamente al lettore, la punteggiatura spesso si nasconde tra le parole stesse confondendosi all’interno dello scritto, proprio per il fatto che è sempre “appoggiata” alla parola che precede senza mai avere una sua posizione di visibilità autonoma e indipendente.

Del resto se un segno di interpunzione fosse separato da spazi sarebbe semplicemente un errore da evitare e non un’opportunità per renderlo riconoscibile. Questa carenza di isolabilità, questa sua mancanza di autosufficienza (non ha senso inserire infatti nel testo un segno di interpunzione senza che vi sia anche almeno una parola) crea una sorta di mascheramento dell’interpunzione che mette in evidenza però ancor più la sua funzione strumentale, servente, di sottolineatura espressiva dello scritto.

E se allora è vero che la punteggiatura “serve” e che si tratta di uno strumento duttile e performante, al contempo presente ma di poca apparenza anche se incide sul testo pur se sotto traccia, necessita, per un suo miglior uso, la conoscenza approfondita dei suoi limiti, delle sue regole, delle sue qualità.

Bisogna infatti sempre tener ben presente che la piena padronanza delle potenzialità dello strumento interpuntivo, attraverso la conoscenza delle sue tonalità espressive, della tavolozza delle sue sfumature di valore, assicura già di base una caratura solida e strutturata al proprio testo.

Se dunque è certo che non si possa utilizzare un punto dove ci vorrebbe un due punti o impiegare una virgola dove questo segno non è consentito, è altrettanto sicuro (anche se misconosciuto) che l’uso attento, accurato, accorto dei segni di punteggiatura costituisce uno dei primi gradini per innalzare la qualità del proprio testo. Se si riesce ad abbattere l’idea (sbagliatissima) che la punteggiatura sia una materia pedante, noiosa o peggio inutile e se ritagliamo anche solo una modesta parte del nostro tempo a impadronircene, avremo fatto un primo fondamentale passo per migliorare la nostra scrittura.

Un modo altrettanto importante per comprendere quale sia il corretto uso dei segni di interpunzione e quale potrebbe esserne l’eventuale impiego creativo e innovativo è “studiare” i testi di altri Autori, non solo dei classici (basterebbe dare un’occhiata anche solo ai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, per avere un’idea esatta di come andrebbe utilizzata la punteggiatura), ma anche degli scritti moderni come quelli di Calvino, Landolfi, Arpino, Sgorlon, Cassola per citarne solo alcuni, e che ci possono far comprendere materialmente l’ampia varietà di impiego della punteggiatura e di come la stessa influisca notevolmente sulla qualità della scrittura.

Ho indicato volutamente gli scrittori italiani in quanto, per comprendere l’uso che lo scrittore straniero ha fatto della punteggiatura, occorrerà pur sempre leggere il testo in originale senza accontentarsi del testo tradotto per quanto pregevole possa essere.