Fabula e trama, un tè per due

Fabula e trama si tengono a braccetto. L’una ha necessità dell’altra, perché la prima fa sapere a chi legge qual è la storia, la seconda, in definitiva, la racconta. Ed è nel racconto che si sviluppa tutta la magia del narrare.

È come si porge la vicenda a chi legge che si crea o meno la fascinazione della lettura, l’ancoraggio del lettore alla pagina, l’immedesimazione del lettore in quel che sta leggendo. La pedissequa cronistoria del fatto, senza l’aggiunta di tutte le strategie narrative, senza la posposizione o l’anticipazione dei singoli elementi che la compongono, a seconda dell’effetto che si vuol ottenere, rende piatto e uniforme il racconto svilendo la sua carica drammaturgica.

Un esercizio utile che può essere fatto è quello di vedere un telefilm. Può trattarsi di un telefilm tratto da un racconto di Camilleri oppure della serie oggi in voga de I Misteri Brokenwood o di Vera o più datata de La signora in giallo o di tanti altri. Una volta terminata la visione annotati la fabula della storia nella sua semplicità. Chi ha fatto cosa, quando, come e perché.

Non riportare però la scansione degli eventi così come l’Autore te li ha fatti conoscere con la trama, scrivi piuttosto in sintesi la vicenda: Tizio ha fatto questo e quest’altro in quanto accecato dal desiderio di vendetta per un torto subito da bambino e poter finalmente trovare la propria pace. Il racconto termina con il protagonista che riesce… e così via.

Confronta infine la fabula con quello che hai visto; lo scarto in termini di narrazione che c’è tra quanto hai riportato nella sintesi e l’opera televisiva come l’hai vista è la trama.

Potrai così renderti ben conto come l’Autore, per non far comprendere il finale allo spettatore, ha nascosto gli antefatti logici che avrebbero portato inevitabilmente a quell’epilogo in mezzo a tanti e diversi altri antecedenti narrativi, magari relativi ad altre storie secondarie intrecciate con quella principale (ma lo spettatore non è in grado di poter comprendere se non al termine dello spettacolo che non di storia principale si trattava, bensì di una secondaria) che hanno lo scopo, da un lato, di abbellire la storia e, dall’altra, di fuorviare (e divertire) il Lettore.

Più l’intreccio è ben fatto e ha una sua facilità di scioglimento finale, più l’epilogo sarà difficile da individuare, più saranno avvincenti la storia principale e quelle secondarie che si intersecano l’una alle altre, maggiore sarà il gradimento e il successo per l’opera scritta.

La fabula dunque serve per sapere dove la narrazione sta andando, la trama è il prodotto della capacità dell’Autore di non fare comprendere se non all’ultima pagina qual era la fabula.