Una regola semplice semplice

Può aiutare in modo considerevole nella stesura di un racconto (anche se poi si finisce per ottenerne solo qualcosa di molto semplice, una sorta di mero scheletrato) tener bene a mente la regola delle 5 W che, secondo l’iniziale delle relative parole inglesi, (who, what, when, where, why, vale a dire: chi, cosa, quando, dove e perché) fanno riferimento ai capisaldi della narrazione.

Nel rimandare alle pagine del libro –> Scrittura creativa: istruzioni per l’uso per saperne di più su questo argomento, voglio qui sottolineare che il rendere chiaro “chi fa cosa”, facendo capire a chi legge “quando” si svolge l’azione spiegando il “perché” del suo accadimento (il tutto calato in una precisa location) è alla base, prima ancora del buon narrare, della buona comprensione di quanto si vuol comunicare.

Se il Lettore infatti non intende chi è che sta portando avanti l’azione, quale è il contesto di svolgimento, quali le motivazioni psicologiche che sono alla base del comportamento di quel determinato personaggio potrà facilmente confondersi nel seguire la trama soprattutto se è complessa e articolata; nella migliore delle ipotesi queste carenze faranno perdere al testo efficacia e penetrazione narrativa.

Si tratta dunque di elementi basici indefettibili, utili, si badi bene, anche per scrivere un articolo di cronaca e finanche per raccontare una barzelletta. Si provi infatti a omettere anche solo una delle 5W sopra indicate e sarà ben difficile (al netto della bontà della barzelletta, ovviamente) che l’interlocutore ne possa, al termine, riderne davvero (a meno che non sia dotato di particolare acutezza o voglia a tutti i costi compiacerti).

La regola delle 5W va dunque sempre osservata, anche se l’extratesto o il contesto permetterebbero al Lettore, con una semplice inferenza, di “mettere ugualmente al suo posto” l’elemento omesso.

C’è in gioco qui, per la verità, in caso di omissione e di indifferenza alla relativa problematica, molto di più della sola comprensione del racconto. Si tratta infatti di pulizia espositiva che, a sua volta, presuppone la chiarezza mentale di chi scrive; si tratta del rispetto per l’ordine essenziale degli elementi narrativi e per le regole che li governano.

Un po’ come accade quando guidando, si mette in azione l’indicatore di direzione per svoltare a destra o a sinistra anche se la strada è del tutto deserta sia dietro che davanti a noi.
In realtà la regola del “mettere la freccia”, se ci si pensa bene, prescinde dalla sua funzione e va rispettata anche se all’apparenza sembrerebbe inutile.

Perché una regola, in quanto tale, ha un suo perché e conserva una propria legittimità ontologica che trascende la ragione concreta della sua formulazione; in altre e diverse parole è una questione più di rigore logico che di mera utilità, più di sistematicità operativa che di banale funzionalità avendo a che fare con le qualità intime dell’essere scrittore (disciplina, attenzione, accuratezza, precisione), qualità che (insieme a molte altre) si riverberano a loro volta, silenziosamente, sull’intero proprio lavoro e sulla relativa professionalità.