Purché l’Autore non sappia

Lo scrittore deve essere un abile stratega. Non nel senso ovviamente di predisporre nel modo più corretto divisioni corazzate e copertura aerea secondo i suggerimenti di Von Clausewitz. Il Lettore non è un nemico, anzi, paradossalmente, come si è scritto altrove (–> vedi il capitolo: Il lettore questo sconosciuto, Scrittura Creativa: Istruzioni per l’uso) è un formidabile alleato.

Le strategie da adottare sono piuttosto quelle trasformative della fabula in trama. E tra la fabula e la trama c’è la stessa differenza che ci può essere tra un bell’albero di noce, verde e imponente, e un tavolo con tanto di sedie nel raffinato stile Chippendale.

Ma perché parlo di strategie?

Perché il Lettore deve essere conquistato, avvinto, trasportato dalla lettura del testo. E questo può avvenire non solo (e soprattutto) per la buona prosa, per la scelta corretta dei vocaboli, la costruzione esatta della frase o la cadenza temporale avvincente del flusso narrativo, ma anche per il fatto che il Lettore non deve mai capire dove sta andando.

Mi spiego meglio: deve sì comprendere appieno il testo già letto per conoscere e riconoscere la strada narrativa già tracciata dall’inizio della lettura; deve sì sapersi orientare nel qui e ora del testo abitando e sentendosi a proprio agio nel punto dove è arrivato; ma ciò di cui non dove mai essere messo nelle condizioni è di comprendere quali possono essere i possibili sviluppi del racconto e men che meno il possibile finale.

Certamente può immaginarsi alcuni scenari successivi ma anche questi devono essere il frutto della volontà narrativa dell’Autore, rappresentando la cortina fumogena del testo là ove vengono predisposti sviluppi illusori e fittizi per dissimulare quelli reali, giusto per prendere poi di sorpresa, al momento opportuno, il Lettore, per meravigliarlo, soggiogarlo e quindi legarlo al testo.

Le strategie diversive sono molteplici e su questo argomento rimando all’approfondimento che si trova nel testo del libro più sopra citato.

Qui ricordo solo che la trama principale è composta da determinati indefettibili antefatti. Gli antefatti A + B + C porteranno inevitabilmente a Z. Se nel testo si seguirà questa semplice (e banale) sequenzialità è facile che quando il Lettore leggerà dell’antefatto B (soprattutto se è un Lettore smaliziato) penserà subito a Z, anticipando il finale.

Per evitare che questo accada, occorre allora mascherare gli antefatti: in modo che ad A non segua subito dopo B ma per esempio A1 e A2 (che sono dei seguiti fittizi di A) per poi passare a B1 (seguito fittizio di B) e quindi a B (vero e proprio antefatto) e poi (magari) a C3 (uno dei diversi seguiti di C) e così via attraverso una sorta di serpentina verso il finale.

Oppure si possono utilizzare quelli che chiamo i precorsi che sono gli antecedenti degli antefatti vale a dire gli antecedenti causali degli antefatti. Perché in altre parole si verifichi A occorre che accada, ancor prima, A-2 e A-1.

Se metto insieme i precorsi cucendoli pazientemente insieme tra loro frammezzando gli antefatti, in modo non sequenziale, potrò arrivare a fornire al Lettore il finale senza che sia mai in grado di poterlo immaginare.

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