L’incipit: passo dopo passo

Lao Zi (pensatore della Cina del terzo secolo a.C., fondatore del Taoismo) una volta disse: “Ogni lungo viaggio inizia con un primo passo“. Fu una frase utilizzata, se non ricordo male, anche da Gandhi per il suo forte immaginifico.

In buona sostanza: per quanto possa essere lungo, faticoso, impegnativo un viaggio, un percorso spirituale, un romanzo, comincia pur sempre con qualcosa di semplice.

Significa anche però che se il primo passo è sì uno dei tanti, l’eseguirlo rimane anche un gesto necessario e indefettibile e che, nell’effettuarlo, non bisogna farci sovrastare dal pensiero di quanto verrà dopo, di quanto rimane da fare, dovendolo e potendolo pensare come, in fondo, appunto solo come un gesto modesto, che ha una sua importanza correlata ma anche e soprattutto autonoma, a sé stante, perché segna il momento dell’inizio, del rinnovamento, del cambiamento.

Oltre a queste prime considerazioni e a quanto già scritto nel libro, cui si rinvia per un approfondimento sul tema, qui si vuole sottolineare che l’inizio di uno scritto, e ancor più di un romanzo, non è una parte qualunque del testo ma è ciò che separa un libro chiuso (verrebbe da dire pomposamente il Nulla) dal resto dello scritto. L’etimologia della parola inizio lo mette del resto già ben in evidenza. Inizio viene dal lat. initium, derivato a sua volta da inire «entrare in; cominciare; entrare dentro».

L’incipit è dunque un ponte, è il principiare un dialogo, l’accendere l’attenzione del Lettore sulle parole da te scritte e che leggerà (se vorrà continuare perché è questo il momento in cui si farà l’idea circa l’interesse che può avere a leggere il resto) . Ed è anche la prima presa di contatto con il Lettore. Prima non sapeva niente di quanto avevi scritto e ora ha un primo approccio con il tuo Mondo. È sulla soglia della tua Casa e gli si deve dare il benvenuto perché entri.

Passo dopo passo, parola dopo parola, dunque, a partire dal primo periodo devi avere la consapevolezza che stai accompagnando il Lettore a seguirti nella storia che hai imbastito per lui.

Altrettanto importante (anche se di solito vi si dà minor rilievo) è il finale del romanzo.

La chiusa del tuo scritto è l’ultima cosa che il Lettore leggerà ed è anche l’ultima impressione che porterà con sé prima ancora della valutazione del libro nel suo complesso. Un buon finale (ma su questo argomento in realtà vi sarebbe molto altro da scrivere) è una resa dei conti nei confronti del Lettore (mentre l’incipit può essere ritenuta una promessa), il momento ultimo e definitivo a tua disposizione per restituire al Lettore tutto ciò che gli era stato proposto in termini di trama.

Lasciare qualcosa irrisolto (che non significa però lasciare in sospeso il finale perché sia immaginato dal Lettore, dandogli gli strumenti per farlo) nel senso di lasciare passaggi non spiegati o non chiariti o, peggio, contraddittori è il modo migliore per tradire la fiducia di chi si è affidato alle tue pagine per un po’ di svago.

Dunque: iniziare bene per finire meglio. Con in mezzo una trama coerente, tesa, avvincente e originale.

Lo so, scritto così sembra persino una cosa facile.