Le parole splendenti

Le parole hanno un peso determinante nella vita di tutti i giorni. Spesso ci accorgiamo, in una discussione tra presenti e ancor più per telefono o in una (angusta) mail, di quanto sia facile che insorgano equivoci o fraintendimenti o più semplicemente sia facile non essere ben compresi anche solo in parte.

Ciò è dovuto a una molteplicità di motivi, tra cui vi è senz’altro da annoverare la lettura sbagliata o sottovalutata del contesto di relazione (complessivamente inteso) o, peggio, al fatto che le parole impiegate sono state utilizzate in un modo errato, con sfumature di senso diverse da quello corretto, sia per chi le ha pronunciate sia per colui che le ha recepite o (nel peggiore dei casi) per entrambi.

In un testo letterario, dove non ci si può affidare giocoforza alle espressioni non verbali, come il tono della voce o la gestualità o la mimica facciale, la difficoltà della comprensione o della non esatta comprensione può persino acuirsi diventando un problema di capacità descrittiva dell’Autore, di abilità nella scelta delle parole, di competenza nella ideazione dei contesti o dell’ambiente in cui si sta svolgendo l’azione.

Quando si scrive, le parole si presentano infatti nude, senza orpelli, persino grezze quanto alla loro portata semantica potendo trovare (successivo) affinamento con il reciproco concatenamento con altre parole nell’ambito della stessa frase e del contesto narrativo.

Occorre poi tener bene a mente che le parole hanno molteplici significati che non sono solo quelli, a volte innumerevoli, della loro (mera) portata semantica, comune e propria del lemma, come possiamo verificare con un buon dizionario, ma anche quelli che sono collegati alla suggestione che quella parola può avere (per chi l’ha scritta e chi la legge) e al riverbero, come già si è detto, che è proprio del contesto di frase o dell’intero testo in cui è calata.

Dunque la parola è un potente strumento nelle mani di chi scrive e chi scrive deve essere sempre padrone delle proprie parole senza lasciarsi mai suggestionare dalla loro bellezza o dalla loro musicalità se questo può risolversi nel far dire al testo quello che in realtà non volevamo esattamente far emergere. Occorre allora guidare le parole e non essere guidati, essere leggeri quando occorre esserlo ma anche essere dirompenti, incisivi ed efficaci quando necessario.

Nel rinviare alle pagine del libro per la tematica dell’importanza delle parole, mi piace concludere ricordando quanto Emily Dickinson una volta ebbe a scrivere sul punto: non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.

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