Lo spazio grigio tra le parole

Per il concetto di spazio negativo delle parole rimando alle pagine del libro dove è ampiamente chiarito (–> Scrittura Creativa: istruzioni per l’uso).

Qui si vuole sottolineare che le parole del nostro testo sono il frutto di una (accurata) scelta tra tutte quelle possibili tra quelle attinenti alla trama da noi adottata (provvisoriamente o meno che sia).

Questo comporta che vi siano parole che non abbiamo voluto privilegiare perché non adatte a tale scopo ma anche parole che si opta di non voler scrivere perché relative a tutte le altre possibili variazioni di quella specifica trama da noi selezionata.

Ma cerchiamo di capirci meglio. Facciamo l’ipotesi di un uomo che passeggia per la strada e viene investito da un’auto; questa semplice azione ha bisogno di un certo numero di parole adatte e corrette per descriverla e sono scelte, al netto di altre che l’avrebbero ugualmente descritta ma in modo meno efficace, tra quelle che sono connesse ad altre che servirebbero a descrivere le minime variazioni di quella stessa azione.

Infatti quella stessa semplice scena è ricca di altre situazioni possibili e compresenti che potrebbero con il loro esistere entrare in tutto o in parte nella trama scelta modificandola.

Si può fare l’esempio di una signora che, affacciata ad una finestra, vede la scena e accorre per aiutare il malcapitato, di un cane che uscito da un bar perché attirato dal rumore dello schianto si mette ad abbaiare, del bambino che, all’interno dell’auto investitrice, si spaventa e si mette a piangere, di una donna che stava cercando disperatamente di raggiungere l’uomo investito per dirgli che lo amava; e via discorrendo.

Esiste in altri termini tutta una serie di trame (tra quella selezionata e quelle concorrenti) che condividono lo stesso territorio di parole che è utile avere consapevolezza per poter optare per la scelta della miglior trama possibile per la nostra storia. Pensare alle storie, a tutte le storie possibili, per calare correttamente nel testo la nostra trama serve a guidare le nostre valutazioni, ma anche ad arricchire l’intreccio e tutti i subintrecci possibili che vogliamo (o potremmo volere) far entrare nel nostro testo.

peraltro è appena qui il caso di chiarire che lo spazio è poi negativo non perché reca in sé una valutazione non positiva delle parole non usate, ma perché ciò che non viene scritto serve a valorizzare per contrasto (come accade nel design) ciò che viene scritto.

Inoltre va sottolineato, come già indicato nel libro di Scrittura Creativa, che lo spazio negativo non va confusa con altri concetti. Non è infatti il contesto della storia perché questa è (solo) la situazione quadro in cui la trama si muove, ma non è neppure l’extratesto della storia che appartiene sì alla trama che stiamo raccontando ma indica ciò che non viene scritto perché sarebbe inutile in quanto già noto al Lettore.

Così il contesto dell’azione dell’uomo che attraversa la strada, per tornare all’esempio di prima, è la città che gli è attorno e il fatto che il nostro personaggio stia appunto per attraversare un incrocio trafficato dove ci sono pedoni e vetture in movimento; l’extratesto è rappresentato invece dal fatto che il Lettore sa bene cosa sia una persona che cammina su un marciapiede, sicché non è necessario spiegarglielo così come non è necessario spiegare cosa sia un marciapiede o un’automobile o un incrocio. Con grande risparmio di tempo e minor appesantimento del testo.

Lo spazio negativo aiuta dunque a pensare oltre il testo, costringe ad accorgersi di tutto quello che accade sulla scena dell’azione guardandola non con gli occhi dei personaggi (prima persona) o dell’Autore (terza persona) ma nel suo insieme, dall’alto, in una visione complessiva e interagente.

Lascia un commento