La storia: un puzzle che si può risolvere

Uno dei modi più semplici per risolvere una questione complessa è di sottoripartirla in segmenti più semplici che la compongono. Può sembrare un gioco di parole, ma così non è. Spesso affrontiamo problemi che ci appaiono non risolvibili o difficilmente risolvibili ma solo perché li vediamo nel loro insieme, nella loro totalità; la scrittura, soprattutto per un neofita, potrebbe essere uno di questi.

Ma la complessità in questo specifico caso si può aggirare con lo studio, con l’approfondimento delle tecniche che caratterizzano la materia, ma, anche suddividendola, in questioni intermedie più flessibili e praticabili senza per questo perdere di vista l’unitarietà del problema.

Così se vogliamo pensare a una storia piacevole, originale, avvincente, può essere utile considerare la storia stessa come un unicum modulare, a un puzzle formato da tante parti diversamente dimensionate tra loro (ho in mente un rompicapo irregolare, le cui parti non sono tutte uguali fra loro o riconducibili a poche tipologie di pezzi come succede in molti dei puzzle in commercio, ma a un puzzle a pezzi diseguali con una forma non geometrica) che si concatenano l’un l’altro in modo sostituibile e interscambiabile.

Dico questo (il modo sostituibile e interscambiabile) perché le parti di una storia (incipit, conflitto, sorpresa, colpo di scena, climax, finale) sono non solo rimpiazzabili a vicenda (posso infatti mettere al posto di un inizio, un altro inizio) ma anche invertibili (posso mettere il finale al posto dell’incipit, un colpo di scena al posto di un finale, un conflitto al posto di una sorpresa) e così via, purché l’intreccio, la trama, conservi una sua efficacia generale e una valida presa sul lettore.

Anche i personaggi sono mutabili, adattabili e convertibili così come le azioni, le idee di fondo, le trovate, le ambientazioni. È chiaro che sarà poi la coerenza, la congruenza che detterà il senso comune delle singole parti rispetto al tutto, ma allora si tratterà solo di creare i registri giusti, lo stile corretto, la linearità comportamentale.

In altre parole posso far confluire in una data storia l’incipit che mi è venuto in mente ieri mentre passeggiavo, al quale poi posso adattare l’idea centrale cui avevo pensato tempo fa per un racconto storico e che avevo accantonato perché non riuscivo a trovare un seguito e posso anche utilizzare quella certa ambientazione che avevo trovato leggendo un certo libro e che mi pareva suggestiva se l’avessi modificata in quel certo modo.

Questa maniera di pensare per moduli potrà dunque rendermi del tutto libero di muovermi senza condizionamenti di sorta non solo sul terreno della mobilità delle parti che compongono la traccia ma anche di intervenire là ove qualcosa manca o non funziona.

Per saperne di più leggi –> Scrittura Creativa: Istruzioni per l’uso.

Idee in movimento

Per quanto riguarda la mia esperienza personale le idee per i racconti che scrivono nascono da un ricordo, da qualcosa che leggo, da una frase che sento. Ma la maggior parte delle volte, e questa è l’alchimia più misteriosa, da una immagine mentale che all’improvviso mi si forma nel cervello. Magari è un ricordo, un qualcosa che ho letto o che ho sentito e che mi si è sedimentato nella mente oppure è materiale onirico o dell’inconscio.

Sta di fatto che l’immagine, una sorta di fotogramma fisso di una certa situazione, mi si staglia quasi davanti agli occhi e reclama la mia attenzione creativa. Mi succede da così tanto tempo che non ho dubbi che quella particolare foto sia uno spunto letterario originale, un mattone su cui costruire, un inizio da coltivare e, soprattutto, proprio perché l’immagina è statica, un inizio da mettere in movimento.

A volte, per la verità questa immagine assomiglia molto a quelle foto live sull’iPhone (–> la funzione Live in iPhone). Per chi non sa di cosa sto parlando, questo smart phone consente di scattare delle foto che altro non sono se un video di 1,5 secondi. L’immagine è viva e può essere messa in movimento, una volta scattata, semplicemente toccandola.

Per mettere in movimento un’immagine (oltre a richiamare quanto è possibile leggere sul libro) intendo principalmente dire che occorre imprimere allo spunto una direzione facendo cioè far sì che cominci a succedere qualcosa. Se continuo intensamente a pensare a un gatto su una sedia all’interno di una baita di montagna, posso mettere in movimento la scena facendo sì che a un certo punto la sedia lentamente si alzi e fluttui nell’aria fino a quando, a diversi metri da terra, il gatto non aprirà gli occhi e si spaventerà cercando di scendere senza riuscirvi.

Se penso così, che so, a un bambino seduto sulla battigia che guarda il mare, posso mettere in movimento la scena, facendo sì che il bambino si metta a contare le onde del mare annotandosi sulla sabbia bagnata con un bastoncino il numero delle onde. Se penso a una fontana che butta acqua nel centro di una città con una persona anziana che la sta fissando da qualche tempo, posso mettere in movimento la scena facendo sì a quella fontana arrivino uno dopo l’altro in rapida successione, uno, due, tre e più lupi ad abbeverarsi.

Come è possibile notare il fotogramma ha generato altri fotogrammi, la foto è diventata pellicola e la scrittura creativa ha iniziato a correre.

Spetterà poi a te creare la trama, i personaggi e ogni altra cosa utile alla storia.

Per saperne di più leggi –> Scrittura Creativa: Istruzioni per l’uso.

Pilotare il pensiero latente

In relazione alla infografica pubblicata la volta scorsa, sul pensiero di default, occorre chiarire che tale modalità va tenuta ben distinta da quella che si esaurisce in quella che normalmente si chiama “pensare ad altro”.

Pensare ad altro è un pensare, un seguire cioè un filo di pensiero alternativo, mentre il pensiero in folle, il pensiero latente, è un non-pensiero; non sei tu che pensi è il tuo cervello che lo fa al posto tuo, senza una guida, senza un filo logico-sequenziale.

Di solito il pensiero di default si attiva quando si è impegnati in qualcosa di ripetitivo che non necessita di un’attenzione particolare da parte tua oppure quando quella determinata routine non ha bisogno di scelte procedurali o di impulso. Tutto procede in altre parole nello stesso modo, gesto dopo gesto, in un solco già tracciato dall’abitudine. A quel punto il cervello “si stacca” e segue un pensiero parallelo, indiretto, associativo e quindi, in ultima analisi, creativo. Proprio perché il cervello non si spegne mai (neppure quando dormi) e visto che non è impegnato in quella determinata attività, fa altro, da solo.

Ecco un esempio per capire meglio questo concetto: se si sta facendo un giro in barca per andare a pesca, il pensiero di default non è recarsi in un posto diverso da quello dove normalmente si va, ma è invece spegnere il motore in modo che sia il mare a portarti alla deriva da qualsiasi parte la marea o il vento decidano di sospingerti.

Per quanto riguarda la mia esperienza personale un’attività che mi consente (sempre) di approdare al pensiero di default è passeggiare; oppure rimanere nel dormiveglia nel letto in attesa di svegliarmi del tutto onde alzarmi per iniziare la giornata; o, ancora, ma sono molte altre le attività di questo tipo, quando taglio l’erba in giardino. Il cervello “si sgancia” dal pensiero mirato, con un suo obbiettivo di ricerca, e vaga come un turacciolo nell’acqua.

Se si è in grado (e lo si può essere con un po’ di allenamento e di pratica) di pilotare il non-pensiero verso qualcosa di creativo, “servendogli” la trama di un racconto su cui ci siamo bloccati, il tuo cervello potrà allora anche essere in grado di fornirti una soluzione originale, o anche solo uno spunto su cui lavorare.

Lo so, può sembrarti un paradosso affermare che si possa pilotare un non-pensiero dal momento che abbiamo appena scritto che in realtà il pensiero di default è, al contrario, un lasciarsi andare a non pensare a nulla, ma è anche vero che, se conosciamo bene qual è il meccanismo che ci mette il cervello in folle, poco prima che ciò avvenga, possiamo pensare, mettere davanti all’attenzione del nostro cervello, proprio il problema da risolvere. Quando il pensiero di default partirà, e prima o poi lo farà, inizierà proprio da quello che gli avrai dato.

Quella descritta è ovviamente una tecnica, come tante altre, e come tale ha bisogno di un po’ di apprendistato. L’importante è non scoraggiarsi.

Per saperne di più leggi –> Scrittura Creativa: Istruzioni per l’uso.

Osservarti mentre crei

Un sistema utile per sfruttare la propria creatività è tenere debita nota non solo degli spunti da ulteriormente utilizzare per un racconto o comunque una storia, ma anche e soprattutto delle condizioni fisiche e ambientali in cui ti sei trovato mentre quella determinata buona idea ti è venuta. Se riesci a individuare delle situazioni che per te sono ottimali per la tua creatività non hai che da ricrearle per avere una maggior possibilità di essere produttivo.

È importante per esempio sapere se sei più creativo al mattino o al pomeriggio o alla sera, se l’idea p venuta quando sei tranquillo o sotto stress o mentre eri impegnato in altra attività, se si trovavi steso nel tuo letto mentre si stavi per addormentare o mentre ti stavi lavando la faccia oppure passeggiavi o guidavi la macchina.
Occorre infatti ricordare che le condizioni che tu ritieni ottimali o la situazione che tu ritagli nell’ambito della tua giornata per poter scrivere non abbiano nulla a che vedere con la tua creatività. L’ideazione ha percorsi imperscrutabili, insondabili e soprattutto non spiegabili. Ma non per questo tali meccanismi un po’ misteriosi non sono replicabili una volta che si è compreso quando e dove accadono.

Diversa dalla ideazione, che come si sa si esaurisce in un momento, paragonabile a un fulmine nel processo creativo che può essere comparato invece alla durata di una tempesta, è tutto il lavoro che vi è attorno e che va dallo sviluppo dello spunto sino alla stesura definitiva della trama passando attraverso la caratterizzazione dei personaggi le revisioni e le correzioni. Mentre la buona (o le buone idee) da cui partire è più simile a una mera scintilla, tutto il resto è un fuoco ben avviato che ha bisogno di molta legna per ardere nel tuo caminetto.

Il lavoro concreto, quello di cui il tuo scritto letterario avrà concretamente bisogno, diversamente da quella della ideazione, potrà e dovrà essere svolto con assiduità, quasi una meticolosità impiegatizia. Avrà bisogno di una location ottimale, certo, (tipo una stanza appartata con musica di sottofondo e il gatto sulle ginocchia se è questo che ti serve) ma la tua produzione sarà più metodica, meno sottostante ai capricci precari della creatività e della originalità.

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